Andare al lavoro in bici

Stamane, andando al lavoro, c’era la solita colonna di auto, la maggior parte delle quali con il solo guidatore a bordo. Eppure di soluzioni per snellire traffico e inquinamento generato dai pendolari ne vengono in mente tante, dal car sharing, al car pooling, alle moto e scooter, passando per l’utilizzo dei mezzi pubblici. Però quasi mai a nessuno viene in mente il mezzo più semplice, veloce ed economico in assoluto: la bicicletta.

Bella forza, direte voi. La bici è adatta per brevi tragitti, e solo quando c’è bel tempo. E poi è considerato un mezzo lento e da usare solo nel tempo libero: viene subito in mente il classico pensionato che va a prendere il pane.

Io stesso vado al lavoro in bici, ma il mio tragitto quotidiano è di una decina di chilometri all’andata, e altrettanti al ritorno. Poca roba, tutto sommato. Chi abita più lontano è costretto a prendere l’auto – moto – scooter oppure il treno.

O no?

L’articolo di oggi è un racconto – testimonianza di Luca, un pendolare come tanti, costretto a farsi un centinaio di chilometri al giorno per andare al lavoro. Uno come tanti, dicevo, se non fosse che lui ha deciso di andarci in bici. Sì, avete capito bene: in bicicletta. Spinta con la forza delle gambe, niente pedalata assistita e simili.

Non tutti i giorni, certo, e non proprio con ogni condizione meteo. Ma in primavera – estate riesce a farlo in media un paio di volte la settimana. E comunque riesce – questa volta sempre e comunque – a fare almeno bici più treno, tenendosi in forma, e contribuendo in maniera significativa a ridurre il traffico e l’inquinamento. E risparmiando, anche.

Com’è possibile tutto ciò? Quanto allenamento ci vuole? E il freddo? E il caldo? E se piove? E se… e come… e quando… ?

Andate avanti, e lo scoprirete.

Buona lettura!

 

La bici mobilita l’uomo

(Provare per credere)

Prendendo in prestito lo slogan della prima Giornata Nazionale della Bicicletta provo a raccontare la mia esperienza di ciclista, di amante della bicicletta. Non è la storia di un agonista, di un professionista del pedale, di un atleta, di un fanatico del power meter e della cadenza.

È l’esperienza semplice di una persona qualunque che crede nella bicicletta come mezzo di trasporto, come strumento di locomozione, come scelta di mobilità. La bicicletta come modo ambientalmente sostenibile, efficiente ed economico per muoversi. La bicicletta come esperienza di trasporto, come scelta consapevole di spostarsi ecologicamente e a impatto zero. La bicicletta come mezzo competitivo sulle brevi e medie distanze, in primis in ambito urbano ma, in fin dei conti, per muoversi in libertà ovunque.

Sono un pendolare Varese – Milano, un pendolare come tanti. Gli anni dell’università a bordo dei treni delle ferrovie nord e della metropolitana; poi il lavoro, sempre a Milano, e la voglia di sperimentare la soluzione treno più bici, la tanto studiata inter-modalità.

Sono i tempi in cui a Milano appaiono le prime stazioni del Bike Mi; ma l’esigenza è quella di avere la bici sempre con sé, disponibile per ogni evenienza, contrattempo e località da raggiungere. La risposta esiste e si chiama folding bike, la bici pieghevole (una moderna versione della “donzelliana” Graziella), certamente più diffusa nelle metropoli e nelle città estere che in quelle italiane.

Da 6 anni mi muovo in bicicletta (treno più bici), praticamente tutto l’anno e (quasi) con ogni condizione meteo; d’inverno come d’estate ho potuto sperimentare la veridicità dell’aforisma di Robert Baden-Powell (il fondatore degli Scout) “non esiste buono o cattivo tempo, ma buono o cattivo equipaggiamento”.

Bici in treno

La mia bici pieghevole in treno

Attraverso quotidianamente Milano e ho percorso i grandi viali della metropoli (Zara, Fulvio Testi, Monza, Melchiorre Gioia, Monte Rosa, etc.) e le circonvallazioni, le grandi arterie in uscita/ingresso e le (discontinue) ciclabili, le passerelle ciclo-pedonali, i cavalcavia e le rotonde a doppia corsia nelle periferie.

Scendo dal treno e “spiego” la bici; mi metto in sella e pedalo 8/9 km (in funzione del traffico, dei lavori stradali, degli eventi, degli imprevisti scelgo un percorso piuttosto che un altro) per raggiungere l’ufficio; ripiego la bici e la infilo sotto la scrivania: una cosa fattibile e sostanzialmente senza sforzo.

In ufficio

In ufficio

Il gioco è diventato piacevole e via via si è trasformato in un’irrinunciabile abitudine; un modo per vivere la città in maniera differente, per muoversi anche in caso di sciopero o malfunzionamento o interruzione del pubblico trasporto, di traffico intenso, di cambi improvvisi di programma e destinazione.

Una (inter)modalità di trasporto competitiva: sono molti gli studi pubblicati relativi ai tempi di percorrenza (urbani) in funzione della scelta modale.

La mia prima folding bike "spiegata" in riva al lago

La mia prima folding bike “spiegata” in riva al lago

Anche quelli più pessimistici (basati su velocità medie che fanno sorridere il ciclista abituale) dimostrano la competitività della bicicletta in ambito urbano sia sul trasporto collettivo sia su quello privato (automobile, ciclomotore o motociclo) su una distanza prossima ai 5 km.

L’esperienza, a dire il vero, mi porta a pensare che il ciclista assiduo e abituato a pedalare sia competitivo con gli altri mezzi di trasporto anche al crescere della distanza e anche fuori dall’ambito urbano (senza dubbio in contesti come quello milanese e della pianura lombarda in cui le salite più impegnative sono i cavalcavia).

E che sia tanto più competitivo, a rischio di risultare banale e scontato, quanto maggiore sono il suo allenamento, la sua volontà e il piacere che trae dallo stare in sella; insomma quanto maggiore è il suo amore per la bicicletta.

Raddoppiando, triplicando e quadruplicando la distanza, permane la competitività delle due ruote. Monza – Saronno; Milano – Abbiategrasso; Milano – Monza; Varese – Como (non proprio completamente piatta); Saronno – Varese sono alcune delle tratte sperimentate negli anni in sella alla pieghevole e il risultato riscontrato è stato sempre il medesimo. I tempi di percorrenza sono assolutamente competitivi (soprattutto nelle fasce orarie dei pendolari).

Viene voglia di aumentare la distanza, così, per sperimentare e per testare le potenzialità della soluzione only-bike, dalla rastrelliera fuori dalla porta di casa alla sedia dell’ufficio.

Oggi, un paio di volte alla settimana in primavera e in estate, con una bici da corsa (per ragioni di comodità rispetto alla pieghevole che con le ruote da 16” o da 20” non offre sempre un comfort di marcia compatibile con i 110 km del tragitto casa-lavoro-casa) copro la tratta Malnate (VA) – Milano sostanzialmente nei medesimi tempi (o comunque in tempi confrontabili) del connubio treno più metropolitana più cammino o treno più bici (che è la mia quotidiana scelta modale).

La mia bici da corsa

La mia bici da corsa

La bici vince anche sull’automobile e a volte anche sulle moto e sugli scooter. Non sono pochi coloro che dai loro mezzi a motore si accorgono che il gioco del periodico sorpasso, dell’elastico che si crea con il ciclista, alla fine vede le gambe vincere sui cavalli fiscali. Circa un’ora e trenta minuti dalla porta di casa alla scrivania all’andata; poco di più al ritorno che la strada è (poco ma) leggermente in salita.

La bici mobilita l’uomo e lo fa in maniera efficiente (dal punto di vista energetico ed economico), efficace (perché competitiva nei tempi di percorrenza che permette), senza emettere sostanze inquinanti, senza consumare risorse (ad eccezione, indirettamente, del cibo), occupando uno spazio di poco superiore a quello della sagoma umana, senza richiedere infrastrutture e servizi particolari (oltre agli esistenti, ad eccezione forse di qualche ciclabile in più, che potrebbe limitarsi a una economica corsia ciclabile delimitata da una striscia colorata sull’asfalto), senza fare rumore.

Provare per credere!